Caramanno: "A Caserta grandi soddisfazioni e un solo rimpianto. Vi spiego come ho vinto 9 campionati..."

31.12.2015 09:28 di Pasquale Gallo   Vedi letture
Mister Caramanno
Mister Caramanno

Il Mattino di Caserta ha riportato una interessante intervista a Giuseppe Caramanno, indimenticato allenatore della Casertana che sfiorò la serie B nell'89-'90. Ecco cosa riportato dal quotidiano a firma di Armando Serpe.

Mister la Casertana ha chiuso il 2015 in testa al campionato. Un piazzamento che lascia ben sperare in vista del nuovo anno.

«Mi fa piacere vedere i rossoblù così in alto. Lo meritano e spero che riescano a centrare il traguardo. Quando si parla di Caserta per me è sempre un’emozione forte perché ho vinto tanto nella mia vita, ma la Casertana resterà un grande rimpianto. E quegli applausi scroscianti nell’ultima gara casalinga contro il Casarano non li dimenticherò mai. La gente mi diceva che un gioco così spettacolare lo si poteva vedere solo in Paradiso. Fu il complimento più bello della mia vita».

Però i tifosi la ricordano con grande affetto e la promozione sfumò per pochi punti.

«Vero, ma francamente mi sento il vincitore morale perché a Salerno fummo derubati. Al di là dello scandalo dei biglietti con i nostri tifosi che non riuscirono ad assistere all’incontro, ci fischiarono un rigore inesistente che Di Bartolomei insaccò. Con quel successo, l’undicesimo di fila e record mondiale, saremmo andati in B. Ne sono certo perché avremmo continuato a vincere fino a fine campionato. Dispiace perché quella Casertana era davvero uno spettacolo».

Oggi il calcio è cambiato. Cosa si deve fare per non scendere dal gradino più alto del podio?

«Non c’è una regola o un consiglio da poter dare. Innanzitutto credo che la società abbia trovato il tecnico giusto e il primo posto è frutto di un lavoro collettivo. Quando una squadra è in vetta significa che tutto funziona a dovere e anche quando arrivano le sconfitte non bisogna lasciarsi prendere dal panico. L’importante è che tutti remino nella stessa direzione. Quando in uno spogliatoio c’è grande feeling, i calciatori seguono l’allenatore e lo rispettano, i risultati devono arrivare per forza. Il segreto dei misi successi era proprio l’unità di gruppo. Una rosa compatta e abituata a lottare sempre, anche nei momenti più difficili».

Caserta non l’ha dimenticata, ma le sarebbe piaciuto tornare ad allenare al Pinto?

«Chi mi conosce sa quanto sia attaccato alla vostra città. Ho avuto un rapporto meraviglioso con la famiglia Cuccaro e mi sarebbe piaciuto aprire un ciclo vincente. Solo che a volte si devono fare alcune scelte di vita. Decisi di andare a Vicenza per motivi familiari e le nostre strade non si sono più incrociate. Probabilmente se nel ’90 avessimo raggiunto la serie B sarei rimasto. Adesso però bisogna concentrarsi sul primo posto perché Caserta merita il salto di categoria. Dalla Sicilia farò il tifo per voi».