Casertana-Atalanta U23: il "Pinto" si silenzia. Gli Ultras annunciano la protesta contro l'AtalantaU23
Il calcio moderno finisce ancora una volta nel mirino del tifo organizzato casertano. In occasione della sfida interna contro l’Atalanta U23, in programma domenica 3 maggio alle ore 20:00, lo Stadio Alberto Pinto non vedrà il consueto colpo d'occhio nei primi minuti di gioco. Con due comunicati distinti ma convergenti, i principali gruppi della curva rossoblù hanno annunciato una dura presa di posizione contro il sistema delle "Squadre B".
La protesta del gruppo "Caserta Ultras" - Il gruppo Caserta Ultras ha ufficializzato una protesta simbolica ma significativa: i primi 15 minuti della partita rimarranno fuori dal settore Distinti. Una scelta che dà seguito alla raccolta firme "Per un calcio giusto e popolare" portata avanti nelle scorse settimane.
"Vogliamo ribadire la nostra totale avversione rispetto al calcio moderno e a tutto ciò che lo rappresenta, ivi incluse le cosiddette squadre B", si legge nella nota del gruppo.
Gli esponenti hanno invitato tutta la tifoseria a seguire l'iniziativa e hanno chiesto a chi deciderà di entrare comunque allo stadio di rispettare la protesta lasciando vuota la parte centrale del settore.
Il muro dei "Fedayn Bronx 1981" - Ancora più radicale la posizione dei Fedayn Bronx 1981, che hanno scelto la via dell'assenza totale. Attraverso un comunicato ufficiale, lo storico gruppo ha confermato che non sarà presente all'interno dell'impianto per "motivi di coerenza".
Per i Fedayn, la presenza delle formazioni Under 23 nei campionati professionistici rappresenta uno snaturamento dell'identità del calcio di provincia e dei valori tradizionali del tifo, riassumendo il loro pensiero nel perentorio slogan: "NO ALLE SQUADRE B".
Un clima di mobilitazione - Domenica sera, i referenti dei gruppi saranno presenti agli ingressi per spiegare le ragioni della protesta ai tifosi meno informati. La partita contro i giovani bergamaschi diventa quindi un terreno di scontro ideologico: da una parte la necessità sportiva dei punti sul campo, dall'altra la battaglia identitaria di una piazza che non accetta le nuove dinamiche del calcio industriale.
Resta da vedere come l'intero ambiente rossoblù risponderà a questo appello, ma una cosa è certa: il silenzio dei primi 15 minuti peserà più di qualsiasi coro.


