L'EDITORIALE. La desertificazione sportiva della nostra città. Casertana e ora?

10.07.2021 12:00 di Riccardo Marocco   vedi letture
Lo stadio Pinto
Lo stadio Pinto
© foto di Foto Tuttocasertana

Nell’autunno del 2015 accettai di buon grado l’invito dell’editore di Tuttocasertana a firmare questa testata giornalistica. In quel periodo la Casertana veleggiava al vertice della classifica e c’era davvero tanto entusiasmo in tutto l’ambiente. La promozione, a fine stagione, non venne, ma mai, e dico mai, avrei pensato in quel periodo che dopo cinque anni e mezzo mi sarei trovato a commentare l’uscita della Casertana dal panorama calcistico professionistico nazionale. Il tutto per la mancata presentazione di un elemento indispensabile per ottenere la licenza nazionale, cioè la fideiussione. Inevitabilmente in città si sono creati due gruppi di diversa corrente di pensiero: il primo che crede nella buona fede, ma soprattutto nella dabbenaggine del patron D’Agostino, ridottosi agli ultimi giorni alla ricerca di un istituto bancario (visto che le compagnie assicurative gli hanno chiuso la porta in faccia) che gli rilasciasse una fideiussione; il secondo, invece, pensa abbia mascherato questo inconveniente per lasciare la nave, ormai ingovernabile, al suo destino.

Solo D’Agostino conosce la verità e noi come Tuttocasertana, di conseguenza, ci guardiamo bene dallo sposare una delle due predette correnti di pensiero. Lasciateci, però, esternare tutto il nostro disappunto e senso di amarezza per l’ennesima delusione dello sporto casertano, ormai sempre più alla deriva nelle sue gestioni. Qualcuno potrà obiettare che c’è un ricorso da portare avanti in tutti i suoi gradi di processo, ma le speranze sono prossime allo zero perché qua non si tratta di discutere circa l’irregolarità di una documentazione, bensì di una documentazione che entro i termini – peraltro perentori – non è arrivata. Come sarebbe possibile stravolgere una norma così chiara? I miracoli qualche volta accadono, ma qui siamo davvero lontani da un’eventualità del genere.


«E ora?» si chiede lo sportivo rossoblù, soprattutto quello più attaccato ai colori rossoblù, quello che dal punto di vista emozionale è il cosiddetto consumatore finale, cioè quello che più subisce una delusione del genere. Gli scenari non sono ancora definibili in termini di possibili nuove composizioni societarie. Ci aspetta la serie D con un fardello economico non da poco in considerazione dei trecentomila euro da versare a fondo perduto come base iniziale? Oppure addirittura l’Eccellenza che pensavamo di averla abbandonata per sempre dodici anni fa? E la questione Stadio? Come si dipanerà la matassa burocratica in considerazione del fatto che la Casertana F.C. è ormai destinata a non essere più una società professionistica con tutte le conseguenze del caso?


Al momento la situazione è nebulosa e di difficile interpretazione. Certo è che Caserta storicamente meriterebbe ben altro scenario, ma ormai siamo alle solite: la classe politica e l’imprenditoria casertana potrebbero fare certamente di più, ma in un modo o nell’altro svicolano dalle proprie responsabilità lasciando che il fiore appassisca. Fatto sta che dopo la Juvecaserta, la Volalto e ora la Casertana, sembra quasi di assistere a una sorta di desertificazione dello sport d’elite del nostro territorio, anzi della nostra città. E questo fa male, molto ma molto male.